Tina Lattanzi

Da Enciclopedia del Doppiaggio.it.
« Mica con tutte facevo la stessa voce... Quando si doveva fare La signora Miniver dissero: tutte le voci tranne quella della Lattanzi. lo il provino l'ho fatto lo stesso, ma alla Garson ho dato un'altra voce... hanno scelto ancora me... La voce della Garbo, per esempio, non può essere una voce qualsiasi... quando diceva "Maria Walewska", lei diceva "Maariaa Waalewskaa" in un modo tutto suo... »
(Tina Lattanzi)

(Tina Lattanzi doppia Judith Anderson nel film I dieci comandamenti, nel 1956 )

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Tina Lattanzi

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Tina Lattanzi, pseudonimo di Annunziata Costantini (Alatri, 5 dicembre 1897 – Milano, 25 ottobre 1997), è stata un'attrice e doppiatrice italiana, tra le più rappresentative della prima generazione del doppiaggio.


Scheda a cura di Gerardo Di Cola

Indice

Una diva...della voce

Tina Lattanzi al Maurizio Costanzo Show con Enzo Biagi (1986)

Quando un'attività umana di tipo artistico comincia a muovere i primi passi, c'è sempre un periodo di incertezza, di progressiva messa a fuoco. Finché non compare qualcuno che fa compiere a questo nuovo cimento il definitivo balzo in avanti. La donna che permette alla nuova attività del doppiaggio di diventare una "arte" è Tina Lattanzi, definita subito "regina" delle voci. E solo una regina poteva doppiare Greta Garbo, un'attrice che viene definita "divina". Racconta la Lattanzi: «Eravamo nei primi anni trenta e la Garbo era l'attrice più importante della Metro. E fu proprio la Metro a volere me per darle la voce. Di solito era il direttore del doppiaggio che affidava le parti, che abbinava le nostre voci agli attori stranieri. Nel caso della Garbo fu la Metro stessa a voler decidere. Era la più grande. La doppiavo con venerazione e l'avrei fatto anche senza prendere una lira»[1]. Si può immaginare la grande soddisfazione della Lattanzi quando un giorno la Garbo le manda a dire che con la sua voce lei sarebbe stata ancora più grande. Nel 1932 la Lattanzi vince il provino e inizia a doppiare la Garbo in La regina Cristina con un contratto con la MGM che la obbliga a non prestare la sua voce ad altre attici statunitensi. Ha uno stipendio mensile di tutto rispetto che le permette di accettare senza ripensamenti e poi: «Adoravo il volto della Garbo, così nobile ed espressivo. Mi identificavo con lei per riuscire a dare alla mia voce lo stesso fascino magnetico dei suoi occhi». Il sodalizio voce-volto, che sembra non doversi mai incrinare, regge fino al doppiaggio di Maria Walewska che arriva in Italia nel 1938, qualche tempo prima dell'embargo decretato dalle majors statunitensi per protestare contro alcune leggi promulgate dal governo fascista a difesa della cinematografìa italiana. Dopo la guerra la situazione e totalmente cambiata, così la Garbo, che nel frattempo ha interpretato personaggi meno melodrammatici; alla Lattanzi si preferisce la voce e, soprattutto, la recitazione meno enfatica di Andreina Pagnani per gli ultimi due film della "divina": Non tradirmi con me e Ninotchka. Tina Lattanzi diventa autorevolmente e senza la minima difficoltà la voce ufficiale delle massime dive degli anni trenta e quaranta: Marlene Dietrich, Greer Garson, Joan Crawford, Rita Hayworth, per citare quelle di maggior successo. A queste attrici dona una voce piena di mistero, lontana dalle inflessioni quotidiane. La Lattanzi è amorevolmente densa di enfasi, un'enfasi romantica, che connota di in un'aura incantata il cinema più classico; quel cinema che porta gli spettatori in un mondo dove ci si può abbandonare senza pudori alle vibrazioni del sentimento. Il suo stile teatrale, spesso sopra le righe, fuori da ogni schema, e la sua voce, con la vasta gamma di sfumature e le fioriture che solo lei può permettersi, rimandano all'irripetibile stagione del muto quando tutto sullo schermo appare eccessivo, marcato, irraggiungibile.

Gli inizi in teatro e l'incontro con Vittorio De Sica

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Nata ad Alatri in provincia di Frosinone, figlia di Ercole Costantini e Gertrude Montosi, nel 1919 sposa Giovanni Lattanzi, professore di lettere, da cui ha due figli. Ma Tina è irrequieta, insoddisfatta. Per vincere la noia recita ad alta voce le poesie di Pascoli, Carducci... per due, tre ore al giorno, per anni. Nel 1922, invitata dalla cognata che studia all'Università, va al Teatro Nazionale dove alcuni studenti danno una recita. Tra di loro c'è Vittorio De Sica, amico della cognata, con il quale scambia qualche parola. Tina è alta, bella, estroversa, con una voce dai timbri eleganti e seducenti. Ha all'attivo soltanto una piccola parte, nel ruolo di una schiava texana, nella Fedra di Gabriele D'Annunzio; parte che le frutta un telegramma di complimenti dallo stesso D'Annunzio. De Sica, che sta per lasciare definitivamente gli studi per dedicarsi totalmente al teatro, la presenta alla grande attrice russa Tatiana Pavlova che è la sua insegnante di recitazione. Nasce una profonda amicizia con la Pavlova che la scrittura nella sua compagnia per ricoprire ruoli importanti. Il marito dimostra grande comprensione per la scelta della moglie di seguire la sua vocazione. Inizia un'avventura impensabile fino a qualche tempo prima, anche se Tina stessa riconoscerà: «non sono mai stata divorala dal sacro fuoco dell'arte»[2]. Nel 1924, recita accanto a Italia Almirante Mancini. L'anno successivo viene scritturata da Febo Mari. Approda nella compagnia del grande Ruggero Ruggeri. Racconta la Lattanzi: «A quel tempo nelle compagnie teatrali c'erano i ruoli fissi: la prima donna, la seconda, la prima attrice giovane, l'amorosa, i generici. Io ero la seconda donna, la prima era Andreina Pagnani. A un certo punto Ruggeri tolse tre prime parli alla Pagnani per darle a me. Successe l'inferno, ci si mise di mezzo anche il sindacato attori. Ma Ruggeri fu irremovibile e disse: "Io non ho dato assolutismo di ruolo nemmeno a Emma Gramatica. Niente storie. Ho scelto la Lattanzi"»[3]. Recita quindi nella Cialente-Pagnani e nella Compagnia Za-Bum dove si misura con attori del calibro di Renzo Ricci, Romano Calò, Carlo Ninchi, Italo Pirani. Prima di dedicarsi totalmente al doppiaggio, diventa un volto familiare interpretando un discreto numero di film degli anni trenta e quaranta. Con il regista Guido Brignone gira Rubacuori (1931), Teresa Confatomeli (1934) (in cui impersona l'imperatrice d'Austria), Beatrice Cenci (1941), Romanzo di un giovane povero (1942), La sepolta viva (1949), Il conte di Sant'Elmo (1951). La Lattanzi, per non allontanarsi da Brignone, con il quale vive il rapporto sentimentale più importante della sua vita, abbandona il teatro per il doppiaggio, continuando a frequentare i set cinematografici[4].

Ma principalmente la Lattanzi è la sua voce: vibrante e evocativa, appassionata e avvolgente, tagliente e sprezzante, altera e minacciosa. Afferma infatti: «Riesco a sgranare i toni e a fare quello che voglio della mia voce»[5]. Dotata di un timbro duttile e suadente contraddistinto dal c.d. birignao, ovvero la pronunzia nasale con un prolungamento delle vocali delle parole, tra gli anni trenta e la fine degli anni cinquanta fu assieme alla collega Lydia Simoneschi la primadonna del doppiaggio italiano dando la sua voce alle più grandi dive del cinema hollywoodiano. Tra gli anni cinquanta e gli anni sessanta continuò a recitare soprattutto in film di Luigi Zampa, Francesco Maselli, Jean Delannoy, Umberto Lenzi e Luchino Visconti, che nel 1963, con il suo Gattopardo, la investì ancora una volta di quel lato nobile che il suo timbro le conferiva. Nello stesso periodo è titolare del corso di recitazione presso il Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma, suoi colleghi di insegnamento saranno gli attori Dina Perbellini e Carlo Tamberlani. Tra i suoi allievi vi è Claudia Cardinale, alla quale darà anche lezioni di dizione.

Abbandonò il doppiaggio nella metà degli anni sessanta, e proprio in quel periodo tornò con successo sulle scene. Fu scritturata da Garinei e Giovannini per partecipare alla commedia musicale Ciao Rudy, del 1966, con Marcello Mastroianni, poi ripresa nel 1972, con Alberto Lionello. Più volte diretta da Aldo Trionfo, interpretò spettacoli come Nerone è morto? di Miklós Hubay (1974) e Becket e il suo re di Jean Anouilh (1981), quest'ultimo accanto all'amica Paola Borboni. A partire dalla seconda metà degli anni ottanta tornò alla ribalta come effervescente e sagace ospite del salotto televisivo di Maurizio Costanzo. Nel 1988 prese parte al suo ultimo film, Il cuore di mamma, per la regia di Gioia Benelli, accanto ad Ingrid Thulin, Massimo Girotti e Lea Padovani.

La morte la colse a Milano il 25 ottobre 1997, alla veneranda età di 99 anni[6].

Doppiatrice

Cinema

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Attrice

Cinema

Televisione

Teatro

  • Fedra, di Gabriele D'Annunzio
  • Carità mondana (1936), di Antona
  • Ciao Rudy (1966), commedia musicale di Garinei e Giovannini, con Marcello Mastroianni, Giuliana Lojodice e Paola Borboni
  • Nerone è morto? (1974), di Hubay, con Wanda Osiris, diretto da Aldo Trionfo
  • Lady Edoardo (1978), di Cuomo, diretto da Aldo Trionfo
  • Becket e il suo re (1981) di Anouilh, diretto da Aldo Trionfo

Note

  1. G. Di Cola - "Le voci del tempo perduto", pag. 353
  2. G. Di Cola - "Le voci del tempo perduto", pag. 354
  3. ibidem
  4. ibidem
  5. G. Di Cola - "Le voci del tempo perduto", pag. 355
  6. Addio Tina Lattanzi, divina voce della Garbo (Corriere della Sera)
  7. doppiata da Giovanna Scotto
  8. doppiata da Lydia Simoneschi

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