Il Gattopardo

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Il Gattopardo (1963)
{{{titolooriginale}}} | Italia
regia di Luchino Visconti
187 min | colore | drammatico
una produzione Goffredo Lombardo
scritto da Suso Cecchi d'Amico, Pasquale Festa Campanil], Enrico Medioli, Massimo Franciosa, Luchino Visconti

soggetto Giuseppe Tomasi Di Lampedusa
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Interpreti e personaggi
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Doppiatori originali
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Interpreti e personaggi
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Doppiatori italiani
Doppiatori italiani
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Doppiatori trailer
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Direzione del doppiaggio: Mario Maldesi
Adattamento dialoghi italiani: {{{dialoghiitaliani}}}
Assistente al doppiaggio: {{{assistentedoppiaggio}}}
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Fonico di mix: {{{fonicomix}}}
Sonorizzazione: {{{sonorizzazione}}}
Edizione italiana: {{{edizioneitaliana}}}
Supervisione artistica: {{{supervisioneartistica}}}
Sincronizzazione: {{{sincronizzazione}}}
Fotografia di Giuseppe Rotunno
Musiche di Nino Rota
Effetti speciali a cura di {{{effettispeciali}}}
Montaggio di Mario Serandrei
Scenografie a cura di Mario Garbuglia
Fotografia di {{{nomefotografo}}}
Musiche di {{{nomemusicista}}}
Effetti speciali a cura di {{{nomeeffettispeciali}}}
Montaggio di {{{nomemontatore}}}
Scenografie a cura di {{{nomescenografo}}}
Premi:
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« Noi fummo i gattopardi, i leoni: chi ci sostituirà saranno gli sciacalli, le iene; e tutti quanti, gattopardi, leoni, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra. »
(Principe Don Fabrizio Salina)

Il Gattopardo è un film drammatico del 1963 diretto da Luchino Visconti, tratto dall'omonimo romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, vincitore della Palma d'oro come miglior film al 16º Festival di Cannes.[1]

La figura del protagonista del film, il Gattopardo, si ispira a quella del bisnonno dell'autore del libro, il Principe Giulio Fabrizio Tomasi di Lampedusa, che fu un importante astronomo e che nella finzione letteraria diventa il Principe Fabrizio Salina, e della sua famiglia tra il 1860 e il 1910, in Sicilia (a Palermo e nel feudo agrigentino di Donnafugata ossia Palma di Montechiaro e Santa Margherita di Belice in provincia di Agrigento).

Indice

Trama

Nel maggio 1860] dopo lo sbarco di Garibaldi in Sicilia a Marsala, Don Fabrizio assiste con distacco e con malinconia alla fine dell'aristocrazia. La classe dei nobili capisce che ormai è prossima la fine della loro superiorità: infatti approfittano della nuova situazione politica gli amministratori e i latifondisti per la nuova classe sociale in ascesa. Don Fabrizio, appartenente ad una famiglia di antica nobiltà, viene rassicurato dal nipote prediletto Tancredi, che, pur combattendo nelle file garibaldine, cerca di far volgere gli eventi a proprio vantaggio. Quando, come tutti gli anni, il principe con tutta la famiglia si reca nella residenza estiva di Donnafugata, trova come nuovo sindaco del paese Calogero Sedara, un borghese di umili origini, rozzo e poco istruito, che si è arricchito ed ha fatto carriera in campo politico. Tancredi, che in precedenza aveva manifestato qualche simpatia per Concetta, la figlia maggiore del principe, si innamora di Angelica, figlia di don Calogero, che infine sposerà, sicuramente attratto dalla sua bellezza, ma anche dal suo notevole patrimonio...

Doppiaggio italiano

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Storia del doppiaggio: Il periodo del boom.

a cura di Gerardo Di Cola

Claudia Cardinale vince il suo primo Nastro d'Argento con ogni merito. La sua voce rivela tali e particolari timbri che la sensualità della sua prorompente bellezza ne esce accresciuta. Da allora, pur sempre con una certa ritrosia, può auto-doppiarsi; ciò avviene soprattutto nei film italiani tra cui Il magnifico cornuto, Gli indifferenti e Vaghe stelle dell'Orsa dove Claudia si trova a recitare in sala di sincronizzazione con alcuni mostri sacri del doppiaggio come Massimo Turci, voce di Jean Sorel, Giuseppe Rinaldi di Michael Craig, Andreina Pagnani di Marie Bell. La Cardinale, grazie anche alle atmosfere che Visconti ha voluto creare e alle quali la voce roca di Claudia si adatta a meraviglia, regge bene il confronto con i doppiatori professionisti, inarrivabili per dizione, timbri e tonalità, recitazione. Ma ne Il Gattopardo Visconti stesso ritiene opportuno far doppiare la Cardinale per le inflessioni siciliane richieste dal personaggio di Angelica Sedar[2]. Maldesi, chiamato a dirigerne il doppiaggio, sceglie Solveig D'Assunta (la voce di Sally Spectra in Beautiful, sic!) che è la figlia di Rocco, un noto caratterista siciliano. Con Solvejg recitano anche Corrado Gaipa per Burt Lancaster (principe don Fabrizio Salina), Carlo Sabatini per Alain Delon (Tancredi, il nipote del principe), Isa Bellini per Anna Maria Bottini (m.lle Dombreuil, la governante), Gianni Bonagura per Giuliano Gemma (generale dei garibaldini); nelle vesti di prestatori di voce anche Lando Buzzanca (Serge Reggiani, don Ciccio Tumeo) e Ferruccio De Ceresa (Leslie French, Chevalley) non abitualmente impegnati come doppiatori. Ne Il Gattopardo recitano con la loro voce famosi attori che nel doppiaggio rivestono un ruolo di primaria importanza come Rina Morelli (Maria Stella, moglie del principe), Paolo Stoppa (don Calogero Sedara), Ivo Garrani (generale Pallavicino), Lola Braccini (donna Margherita), Marcella Rovena e Tina Lattanzi, la regina del birignao.

Commento

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Il Gattopardo rappresenta nel percorso artistico di Luchino Visconti un cruciale momento di svolta in cui l'impegno nel dibattito politico-sociale del militante comunista si attenua in un ripiegamento nostalgico dell'aristocratico milanese, in una ricerca del mondo perduto, che caratterizzerà i successivi film di ambientazione storica.

Il regista stesso, a proposito del film, indicò come propria aspirazione il raggiungimento di una sintesi tra il Mastro Don Gesualdo di Giovanni Verga e la Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust.[3]

La rivoluzione mancata

La pubblicazione del romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa aveva aperto all'interno della sinistra italiana un dibattito sul Risorgimento italiano come " rivoluzione senza rivoluzione ", a partire dalla definizione utilizzata da Antonio Gramsci nei suoi Quaderni del carcere. A chi accusava il romanzo di aver vituperato il Risorgimento, si opponeva un gruppo di intellettuali che ne apprezzava la lucidità nell'analizzarne la natura di contratto, all'insegna dell'immobilismo, tra vecchia aristocrazia ed emergente classe borghese.[4]

Luchino Visconti che già aveva affrontato la questione risorgimentale in Senso (1954), e che era stato profondamente colpito dalla lettura del romanzo non esitò ad accettare la possibilità di intervenire nel dibattito, offertagli da Goffredo Lombardo che si era assicurato, per la Titanus, i diritti cinematografici del libro.

Il mondo perduto

Ma, nel film, la narrazione di questi eventi è affidata allo sguardo soggettivo del Principe di Salina, sulla cui persona vengono raccordati "come in un inedito allineamento planetario, i tre sguardi sul mondo in trapasso: del personaggio, dell'opera letteraria, del testo filmico che la visualizza".[5]. Lo sguardo di Visconti viene a coincidere con quello di Burt Lancaster, per il quale, questa esperienza di "doppio" del regista "varrà...una profonda trasformazione interiore, anche sul piano personale.[6]

È qui che si può cogliere la cesura rispetto alla precedente produzione del regista: gli inizi di un periodo in cui nella sua opera "...nessuna forza positiva della storia...si profila come alternativa all'epos della decadenza cantato con struggente nostalgia.[7]

È determinante nell'esprimere questo passaggio, il ballo finale, cui Luchino Visconti assegnò, rispetto al romanzo un ruolo più importante, sia per la durata (da solo occupa circa un terzo del film), sia per la collocazione (ponendolo come evento conclusivo, mentre il romanzo si spingeva ben oltre il 1862, sino a comprendere la morte del principe nel [883 e gli ultimi anni di Concetta dopo la svolta del secolo. In queste scene tutto parla di morte. La morte fisica, in particolare nel lungo e assorto indugiare del principe dinanzi al dipinto La morte del giusto di Greuze. Ma soprattutto la morte di una classe sociale, di un mondo di "leoni e gattopardi", sostituiti da "sciacalli e iene".[8]

I sontuosi ambienti, vestigia di un glorioso passato, in cui ha luogo il ricevimento, assistono impotenti all'irruzione e alla conquista di una folla di personaggi mediocri, avidi, meschini. Così il vanesio e millantatore generale Pallavicino (Ivo Garrani). Così lo scaltro don Calogero Sedara (Paolo Stoppa), rappresentante di una nuova borghesia affaristica, abile nello sfruttare a proprio vantaggio l'incertezza dei tempi, e con cui la famiglia del principe si è dovuta imparentare per portare una nuova linfa economica nelle sue esauste casse.

Ma è soprattutto nel nuovo cinismo e nella spregiudicatezza dell'adorato nipote Tancredi, che dopo aver combattuto coi garibaldini non esita, dopo Aspromonte, a schierarsi coi nuovi vincitori e ad approvare la fucilazione dei disertori, al che il principe assiste alla fine degli ideali morali ed estetici del suo mondo.[9]

Va segnalato, come anche Alain Delon, altra stella internazionale di prima grandezza, riesca ad incarnare i moti dell'animo e del corpo del personaggio da lui interpretato, come a pochi altri registi italiani è riuscito di ottenere con attori stranieri.

Note

  1. (EN) Awards 1963. festival-cannes.fr. URL consultato il 11 giugno 2011.
  2. G. Di Cola - "Le voci del tempo perduto", p. 142
  3. Luchino Visconti, Il Gattopardo, Bologna 1963, p.29
  4. Antonello Trombadori (a cura di), Dialogo con Visconti, Cappelli, Bologna, 1963
  5. Luciano De Giusti, La transizione di Visconti, Marsilio, Edizioni di Bianco e Nero, 2001, pag.76
  6. Giorgio Gosetti, Il Gattopardo, Milano, 2004
  7. Luciano De Giusti, op.cit.
  8. così nel film, il principe di Salina a Chevalley
  9. Alessandro Bencivenni, Luchino Visconti, Ed. L'Unità/Il Castoro, Milano, 1995, pag. 58-60

Collegamenti esterni

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