Sentieri selvaggi

Da Enciclopedia del Doppiaggio.it.


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Sentieri selvaggi (1956)
The Searchers | USA
regia di John Ford
119 min | colore | western
una produzione Merian C. Cooper per Warner Bros
scritto da Frank S. Nugent

soggetto romanzo di Alan Le May
Current user rating: 80% (2 votes)

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Interpreti e personaggi
Doppiatori originali
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Interpreti e personaggi
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Doppiatori italiani

fonte: archivi prof. Gerardo Di Cola

Doppiatori italiani
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Doppiatori trailer
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Doppiaggio italiano: CDC
Direzione del doppiaggio: Nicola Fausto Neroni
Adattamento dialoghi italiani: {{{dialoghiitaliani}}}
Assistente al doppiaggio: {{{assistentedoppiaggio}}}
Fonico di doppiaggio: {{{fonicodoppiaggio}}}
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Edizione italiana: {{{edizioneitaliana}}}
Supervisione artistica: {{{supervisioneartistica}}}
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Fotografia di Winton Hoch
Musiche di Stan Jones, Max Steiner
Effetti speciali a cura di '
Montaggio di Jack Murray
Scenografie a cura di James Basevi, Frank Hotaling
Premi:
Fotografia di {{{nomefotografo}}}
Musiche di {{{nomemusicista}}}
Effetti speciali a cura di {{{nomeeffettispeciali}}}
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Premi:
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Sentieri selvaggi (The Searchers) è un film western del 1956 diretto da John Ford.

Nel 1989 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.[1]

Nel 1998 l'American Film Institute l'ha inserito al novantaseiesimo posto della classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi mentre dieci anni dopo, nella lista aggiornata, è salito al dodicesimo posto.[2]

Indice

Trama

È il 1868 e sono passati tre anni dalla fine della guerra di secessione. Una porta si apre sulla prateria dell'ovest americano. Ethan Edwards torna a casa dopo essere partito per la guerra come soldato dello stato confederato del Texas. Ritrova il fratello Aaron, la cognata Martha, le loro due figlie Lucy e Debbie, il figlio minore Ben e il figlio adottivo Martin, che per un ottavo ha sangue pellerossa. Cos'abbia fatto Ethan tra la fine della guerra e il momento del ritorno a casa non è ben chiaro; di certo ha parecchio denaro con sé. Inoltre la divisa che indossa è composta da pantaloni della cavalleria nordista e da un soprabito che porta i galloni da sergente confederato. Ethan saluta tutti i suoi familiari e soprattutto bacia in fronte Martha, che accoglie il bacio chiudendo gli occhi. La musica di sottofondo in questo momento è Lorena, una canzone in voga all'epoca tra i soldati di entrambi gli eserciti, che narrava dell'amore lasciato a casa durante la guerra...

Critica

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Universalmente riconosciuto, oggi, come uno dei capolavori di John Ford, se non uno dei massimi capolavori del genere western in assoluto, Sentieri selvaggi all'uscita nei cinema suscitò reazioni molto contrastanti, ed ebbe fra i suoi detrattori proprio alcuni dei più affezionati fan del vecchio maestro (come Lindsay Anderson, Sam Peckinpah, o Jean-Luc Godard). Di certo, caratteristiche del film come l'estrema dilatazione temporale degli avvenimenti (con buchi fra una scena e la seguente anche di svariati anni), la ricchezza della trama, la complessità psicologica del protagonista, e l'ambiguità ideologica (che presta il fianco ad accuse di razzismo), lo rendono un film di non immediata comprensione e tale da richiedere visioni plurime per poter essere apprezzato pienamente in tutte le sue sfumature. Questo vale in particolare per la relazione tra Ethan e Martha. Oggi riconosciuta dai più, fu però rappresentata in maniera così sottile che pochi degli spettatori dell'epoca riuscirono a coglierla.[3] Durante tutto il film, la porta rappresenta il simbolo della separazione, spesso fra il mondo civile dentro la fattoria e il mondo selvaggio che sta al di fuori. Celebre la scena finale, che vede Ethan allontanarsi da solo nel deserto, mentre la porta del ranch si chiude alle sue spalle: da notare che nella prima scena del film la solita porta si apre e in lontananza si vede un cavaliere arrivare, Ethan appunto. Memorabile scuola di cinema, la porta si apre all'inizio e si chiude alla fine.

Influenze

  • Harry Carey, un famoso attore di film western dell'era del cinema muto, morì nel 1947. John Ford inserì nel cast la moglie di Carey, Olive, nel ruolo della signora Jorgensen e il figlio di Carey, Harry Carey Jr., nel ruolo di Brad Jorgensen, suo figlio, come tributo all'attore scomparso. Nella scena finale John Wayne si tiene il gomito destro con la mano sinistra in una posa che era tipica di Carey. Wayne stesso confermò che lo fece come un tributo a Carey, sotto lo sguardo della vedova che osservava da dietro la cinepresa.[4]
  • La scena in cui Ethan scopre il massacro della sua famiglia è stata in seguito praticamente rifatta da George Lucas nel suo film Guerre stellari (1977), quando Luke Skywalker scopre il massacro dei suoi zii.
  • Quentin Tarantino ha citato la scena finale del film nella fuga di Shosanna dalla casa del padre in "Bastardi senza gloria" (2009).

Note

  1. (EN) National Film Registry. National Film Preservation Board. URL consultato il 3 gennaio 2012.
  2. (EN) AFI's website listing Top 100 films
  3. (EN) Studlar, Gaylyn. "What Would Martha Want? Captivity, Purity, and Feminine Values in The Searchers," in Eckstein & Lehman, pp. 179-182
  4. Intervista a John Wayne nel documentario del 1974 intitolato Directed by John Ford.

Bibliografia

  • Jean Louis Leutrat, Sentieri selvaggi, Le Mani, Genova, 1995 (saggio).

Collegamenti esterni

  • cinema Portale Cinema: accedi alle voci de enciclopediadeldoppiaggio che trattano di cinema


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