L'armata Brancaleone

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Nell'[[Italia]] dell'XI secolo, '''Brancaleone da Norcia''', unico e spiantato rampollo di una nobile famiglia decaduta, dotato però di una non comune eloquenza ed animato da sane virtù e cavallereschi principi, guida un manipolo di miserabili e coloriti seguaci alla presa di possesso del feudo di ''Aurocastro'', secondo quanto dettato in una misteriosa pergamena imperiale che gli stessi miserabili gli porgono e che affermano di aver rinvenuto in modo del tutto lecito e casuale, in realtà rubata al suo proprietario: un cavaliere aggredito e creduto morto. Attraversando tutta la penisola, viene coinvolto in diverse avventure: incontra un principe bizantino diseredato, '''Teofilatto dei Leonzi''', che si aggrega all'armata, entra in una città apparentemente deserta dando licenza di saccheggio, salvo scoprirla poi infestata dalla peste, dopodiché si aggrega al '''monaco Zenone''', che, a capo di un gruppo di pellegrini, è diretto a Gerusalemme per unirsi alla lotta per la liberazione del ''Santo Sepolcro'', per poi riprendere la strada di Aurocastro dopo che Zenone precipita in un dirupo attraversando un ponte sospeso precario ("cavalcone" nel film)...
 
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Nell'[[Italia]] dell'XI secolo, '''Brancaleone da Norcia''', unico e spiantato rampollo di una nobile famiglia decaduta, dotato però di una non comune eloquenza ed animato da sane virtù e cavallereschi principi, guida un manipolo di miserabili e coloriti seguaci alla presa di possesso del feudo di ''Aurocastro'', secondo quanto dettato in una misteriosa pergamena imperiale che gli stessi miserabili gli porgono e che affermano di aver rinvenuto in modo del tutto lecito e casuale, in realtà rubata al suo proprietario: un cavaliere aggredito e creduto morto. Attraversando tutta la penisola, viene coinvolto in diverse avventure: incontra un principe bizantino diseredato, '''Teofilatto dei Leonzi''', che si aggrega all'armata, entra in una città apparentemente deserta dando licenza di saccheggio, salvo scoprirla poi infestata dalla peste, dopodiché si aggrega al '''monaco Zenone''', che, a capo di un gruppo di pellegrini, è diretto a Gerusalemme per unirsi alla lotta per la liberazione del ''Santo Sepolcro'', per poi riprendere la strada di Aurocastro dopo che Zenone precipita in un dirupo attraversando un ponte sospeso precario ("cavalcone" nel film). Salva una giovane promessa sposa, '''Matelda''', che gli si concede, ma rifiuta perché ha promesso al suo tutore in punto di morte di portarla in sposa al '''nobile Guccione'''. Lei allora si concede a Teofilatto, per non sposare il nobile. Il nobile lo scopre e fa rinchiudere Brancaleone, da lei accusato, in una gabbia. Liberato dai suoi amici e da un fabbro che si unisce a loro, Brancaleone scopre da questi che Matelda è stata portata in un monastero dal nobile. La raggiunge, ma lei ha preso i voti per fare penitenza per averlo accusato ingiustamente. Teofilatto, vedendo che sono arrivati vicino a casa sua, convince l'armata ad estorcere denaro alla propria famiglia, fingendosi in ostaggio, ma la famiglia non paga, minaccia di ucciderli con delle frecce avvelenate e li mette in fuga. Giunti al feudo da conquistare, gli abitanti del luogo si affrettano a consegnargli le chiavi del castello prima di scappare lasciando l'armata sola a fronteggiare l'arrivo dal mare e l'attacco da parte dei pirati Saraceni. Brancaleone e il suo piccolo esercito sono fatti ben presto prigionieri ma vengono liberati da un misterioso personaggio che si rivela essere il cavaliere erroneamente creduto morto all'inizio della storia. Questi, il vero e legittimo destinatario della pergamena, condanna Brancaleone e i suoi armigeri al rogo come ladri e usurpatori. Teofilatto rivela a Brancaleone di essere stato lui ad avere abusato di Matelda. Ma proprio quando la sentenza sta per essere eseguita....
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Il film è un'opera corale di consistente equilibrio formale, ricca di elementi originali e di trovate che successivamente ispireranno addirittura dei generi e dei canoni ancora rintracciabili nel cinema italiano contemporaneo e nella cultura popolare del nostro paese.
 
Il film è un'opera corale di consistente equilibrio formale, ricca di elementi originali e di trovate che successivamente ispireranno addirittura dei generi e dei canoni ancora rintracciabili nel cinema italiano contemporaneo e nella cultura popolare del nostro paese.
 
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===La sceneggiatura===
 
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Alla sceneggiatura collabora in modo determinante lo stesso regista, che con [[Agenore Incrocci]] e [[Furio Scarpelli]], binomio artistico meglio conosciuto come [[Age e Scarpelli]], dà vita ad una rilettura fresca ed originale dell'Italia medioevale, creando quello che sarà il colpo di genio del film: l'invenzione di quell'idioma immaginario, a cavallo tra il latino maccheronico, la lingua volgare medievale e l'espressione dialettale, che caratterizzerà tutti i personaggi.
  

Versione delle 12:59, 28 set 2014


Larmatabrancaleone-2.jpg
Larmatabrancaleone.jpg

L'armata Brancaleone (1966)
{{{titolooriginale}}} | Italia
regia di Mario Monicelli
120 min | colore | commedia
una produzione Mario Cecchi Gori
scritto da Age e Scarpelli, Mario Monicelli

soggetto Age e Scarpelli, Mario Monicelli
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Interpreti e personaggi
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Doppiatori originali
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Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
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Doppiatori italiani
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Doppiaggio italiano: C.I.D.
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Premi:
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Fotografia di Carlo Di Palma
Musiche di Carlo Rustichelli
Effetti speciali a cura di Armando Grilli
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Scenografie a cura di Lorenzo Baraldi



« Branca, Branca, Branca, Leon, Leon, Leon, Fiii... Bum! »

L'armata Brancaleone è un film del 1966 diretto da Mario Monicelli, considerato uno dei più grandi successi del cinema italiano del dopoguerra. Avrà un seguito, nel 1970 e sempre diretto da Monicelli, dal nome Brancaleone alle crociate.

Fu presentato in concorso al 19° Festival di Cannes.

Indice

Trama

Nell'Italia dell'XI secolo, Brancaleone da Norcia, unico e spiantato rampollo di una nobile famiglia decaduta, dotato però di una non comune eloquenza ed animato da sane virtù e cavallereschi principi, guida un manipolo di miserabili e coloriti seguaci alla presa di possesso del feudo di Aurocastro, secondo quanto dettato in una misteriosa pergamena imperiale che gli stessi miserabili gli porgono e che affermano di aver rinvenuto in modo del tutto lecito e casuale, in realtà rubata al suo proprietario: un cavaliere aggredito e creduto morto. Attraversando tutta la penisola, viene coinvolto in diverse avventure: incontra un principe bizantino diseredato, Teofilatto dei Leonzi, che si aggrega all'armata, entra in una città apparentemente deserta dando licenza di saccheggio, salvo scoprirla poi infestata dalla peste, dopodiché si aggrega al monaco Zenone, che, a capo di un gruppo di pellegrini, è diretto a Gerusalemme per unirsi alla lotta per la liberazione del Santo Sepolcro, per poi riprendere la strada di Aurocastro dopo che Zenone precipita in un dirupo attraversando un ponte sospeso precario ("cavalcone" nel film)...

Commento

Il tema

L'armata Brancaleone alla sua uscita nelle sale diviene subito campione di incassi, raccogliendo i consensi entusiastici ed unanimi della critica e collezionando numerosi premi internazionali.

Nel film, i temi cari al regista, quali la rappresentazione comica dei perdenti e delle loro vicende personali, la loro voglia di riscatto, l'ineluttabilità del loro fallimento e della morte, trovano l'espressione cinematografica più compiuta e matura. Torna, dopo I soliti ignoti e La grande guerra, il tema dell'amicizia virile, che nel successivo Amici miei si colorerà di sottili sfaccettature esistenziali. In questa pellicola l'amicizia, il vincolo tra uomini, orienta, cementa e ispira il gruppo di perdenti verso la realizzazione di una impresa superiore, mediante la quale venire riabilitati e passare alla storia.

Il film è un'opera corale di consistente equilibrio formale, ricca di elementi originali e di trovate che successivamente ispireranno addirittura dei generi e dei canoni ancora rintracciabili nel cinema italiano contemporaneo e nella cultura popolare del nostro paese.

La sceneggiatura

Alla sceneggiatura collabora in modo determinante lo stesso regista, che con Agenore Incrocci e Furio Scarpelli, binomio artistico meglio conosciuto come Age e Scarpelli, dà vita ad una rilettura fresca ed originale dell'Italia medioevale, creando quello che sarà il colpo di genio del film: l'invenzione di quell'idioma immaginario, a cavallo tra il latino maccheronico, la lingua volgare medievale e l'espressione dialettale, che caratterizzerà tutti i personaggi.

L'originalità però non si esaurisce nella sceneggiatura. Anche i costumi (a forte contrasto cromatico e di disegno originalissimo) e tutte le scene di esterni, curati da Piero Gherardi, lo scenografo che firma molte delle caratteristiche atmosfere felliniane, rappresentano un elemento innovativo, presentando un medioevo straccione ben lontano da quello oleografico e dorato di certi film di ambientazione medievale, mentre alla fotografia lavorerà Carlo Di Palma, al quale si dovranno alcuni immagini memorabili del film, come quella in cui il protagonista e la sua armata si presentano alla corte bizantina dei Leonzi.

Collegamenti esterni

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